RegenerAction 2022: Agri-cultura come leva di sviluppo ecologico integrale

La sfida: prevenire la desertificazione culturale

La cultura, intesa come quell’insieme di valori, simboli, concezioni, credenze, idee, costumi, tradizioni tramandate, acquisite e largamente condivise da un certo popolo è la radice sulla quale si forgia l’identità individuale e collettiva di una società. Eppure, nella recente corsa verso il progresso ed incessante bisogno di efficienza, stiamo gradualmente privando la società dell’essenziale. Abbiamo tutto, senza avere niente fino in fondo: tempo, salute, cibo nutriente, ambiente salubre, identità.

Un mondo senza biodiversità umana significherebbe un mondo che parla la stessa lingua, che ragiona allo stesso modo, che ha la stessa visione e che mangia gli stessi cibi. Sarebbe un mondo senza meraviglia, ma anche senza varietà naturale, che riflette la diversità di culture, pratiche e approcci. Non possiamo suonare una sinfonia con una sola nota. Allo stesso modo, non potremmo desiderare di ripristinare la massima rappresentazione della varietà naturale con l’uniformità umana.

La recente pandemia ha rimesso al centro dell’esperienza dell’individuo la riflessione, il gusto per ciò che abbia un valore intrinseco e non superficiale, l’interesse per tutto quello che può aggiungere colori e sfumature: un inesorabile ritorno a valori umani così il bisogno di riconnettersi con il nostro territorio e peculiarità locali.  La cultura si riscopre quindi come una risorsa  per il benessere psicologico del singolo, e come un collante di solidarietà ed unione per un popolo, una società, una nazione.

Il tempo per la ripartenza è ormai maturo, ed è necessario far tesoro di queste lezioni per progettare un futuro che sappia valorizzare e preservare la cultura, leva reale di rigenerazione individuale, collettiva, territoriale ed anche economica.

Cultura alimentare, cultura territoriale: il valore di preservare la diversità

“La diversità culturale è necessaria per l’umanità come la biodiversità lo è per la natura”, sottolinea l‘articolo 1 della Dichiarazione universale sulla diversità culturale, riconoscendo il ruolo centrale della pluralità di identità e culture che compongono il genere umano.

La diversità culturale comprende varietà di pratiche, rituali, conoscenze, tecniche, linguaggi, credenze, etnie, religioni, valori: il cuscinetto attorno al quale gli individui costruiscono i loro pensieri e le loro prospettive, ma anche le radici della ricchezza naturale. Non sorprende quindi che, in generale, le aree più diversificate dal punto di vista biologico siano anche le più diversificate dal punto di vista culturale.

Il bacino del Mediterraneo ne è un ottimo esempio, in quanto area ricchissima sia in termini di diversità biologica che culturale: lingue, dialetti e riti si fondono perfettamente con il territorio, il paesaggio e la natura. La cultura è anche il modo in cui le popolazioni vivono, si adattano, producono e trasformano gli alimenti. Pensiamo alle decine di migliaia di tecniche che nel tempo le comunità di agricoltori e pescatori familiari hanno sviluppato per far fronte ai disastri naturali, conservare il cibo e aumentare la resilienza; tutti aspetti che hanno inevitabilmente arricchito la nostra società e il Pianeta.

Preservare questo tipo di competenze significa promuovere sistemi agroecologici diversificati, dare voce e diritti ai gruppi emarginati e tutelare il reddito di agricoltori e pescatori familiari affinché rimangano sui territori, come veri e propri custodi della nostra varietà naturale e colturale.

Ma la ricchezza culturale rappresenta anche un’incredibile leva economica, se capace di essere pienamente valorizzata. Con 55 Siti UNESCO, un’infinità di musei, gallerie d’arte, festival, e le sue infinite aziende agricole che sorreggono la cultura enogastronomica, l’Italia è un museo a cielo aperto. Promuovere forme di turismo attento e responsabile diventa così uno strumento per consolidare i valori identitari del paese, infondere nelle popolazioni locali sentimenti di appartenenza che li spingano a prendersi cura dei loro territori e dei loro patrimoni materiali e immateriali, ma anche sostenere direttamente le aziende, spesso piccole e piccolissime, che alimentano la cultura locale.

Insieme al settore del turismo, i settori culturali e creativi sono stati tra i più colpiti dalla crisi innescata dalla pandemia e dal lockdown, registrando un calo dei posti di lavoro tra lo 0,8 ed il 5,5% nelle regioni OCSE. Il nostro Paese in particolare, dati riportano un -70% degli incassi per il settore delle industrie culturali e creative nel 2020. Eppure, il settore culturale è stato uno dei più rapidi nel rispondere ai bisogni di innovazione ed adattamento, con molti fornitori pubblici e privati che hanno spostato i contenuti online gratuitamente, sbloccando importanti potenzialità per complementarietà sinergiche.

Questo significa investire nell’economia della bellezza, un’economia capace di ritornare a vedere il valore dei singoli, nutrire il legame tra loro ed il territorio, creando comunità di cittadini attivi, consapevoli e responsabili. Valorizzare il patrimonio culturale, architettonico, enogastronomico, paesaggistico italiano significa sostenere l’identità italiana, supportare le economie di piccole e piccolissime aziende, favorire la sopravvivenza e l’equilibrio del ricco tessuto urbano e rurale che è la vera anima del nostro Paese, prevenire spopolamento e abbandono di intere aree. Significa sostenere un comparto che produce il 17% del PIL del nostro Paese.

La Strategia Europea per la cultura

Migliorare l’offerta e la salvaguardia della cultura è una delle priorità dell’Europa, che negli ultimi anni ha adottato diverse strategie e politiche di coordinamento per favorire una valorizzazione del settore negli stati membri, che restano i principali responsabili in questa policy area.

Seguendo la linea tracciata dalla Agenda Europea per la Cultura del 2007, nel 2018 la Commissione ha adottato la Nuova Agenda Europea per la Cultura per sostenere l’evoluzione del settore delineando il framework per la cooperazione a livello europeo per la cultura.

La Nuova Agenda si divide in tre principali aree: economica, sociale, dimensione esterna e vuole concentrarsi sull’apporto positivo che la cultura offre alla società europea, la sua economia e le collaborazioni e relazioni internazionali che contribuisce a creare.

La Commissione è convinta di come le città e le regioni lungo tutta l’Europa possano essere i portabandiera di un nuovo tipo di sviluppo basato sulla cultura, rendendoli protagonisti e partner ideali per anticipare i trend e sperimentare nuovi modelli di innovazione economico-sociale.

Questa idea rientra anche nel Piano di Lavoro 2019-2022 del Consiglio dell’Unione Europea, uno strumento strategico e dinamico di cooperazione culturale che affronta gli sviluppi politici e stabilisce le priorità, nel rispetto dei principi di sussidiarietà e proporzionalità. Quest’ultimo sottolinea anche che gli Stati membri dovrebbero prestare particolare attenzione al ruolo della cultura a livello locale, alla qualità dell’architettura e dell’ambiente di vita, aspetti sui quali si sta lavorando attraverso il Nuovo Bauhaus europeo.

Anche il  Quadro d’Azione europeo per il Patrimonio Culturale comprende una serie di azioni rilevanti per le città e le regioni degli Stati Membri. Le iniziative europee proposte si concentrano specificamente sulla rigenerazione attraverso il patrimonio culturale, sulla promozione del riuso adattivo degli edifici storici e sull’equilibrio tra l’accesso al patrimonio culturale, naturale ed il turismo sostenibile.

Il ruolo della cultura nella rigenerazione ecologica integrale

Cultura è tecniche metodologiche e scientifiche, cultura sono i saperi e conoscenze ecologiche antiche, cultura è la storia, le tradizioni, gli stili di vita, le trame invisibili che contribuiscono a dare forma all’identità di un territorio o di un paese. Per questo la cultura è il perfetto incontro tra educazione, comunità ed innovazione, i tre piani d’azione del Future Food Institute, in cui il cibo offre una delle più evidenti manifestazioni. Perchè il cibo, prima ancora che un bene ed un bisogno, è un linguaggio universale capace di unire e avvicinare persone diverse per età, religione, cultura, tradizione, ambiti di esperienza.

La Dieta Mediterranea rappresenta infatti uno degli esempi più tangibili: patrimonio culturale immateriale dell’umanità riconosciuto dall’UNESCO a partire dal 2010, la Dieta Mediterranea è maestranza, l’attenzione, la qualità, la diversità, l’autenticità, la tipicità di un popolo che da sempre ha visto nel cibo i valori di unione, connessione, cura. Senza diversità, probabilmente oggi non avremmo sulle nostre tavole prodotti così autentici quanto peculiari, come la “mozzarella nella mortella”, “inventata” dalla maestria dei pastori di Pollica per garantire la conservazione del formaggio a lungo termine.

Questa forma di cultura ed i suoi valori di prosperità collettiva che abbiamo ereditato dal bacino del Mediterraneo, e che il Future Food Institute protegge e promuove direttamente attraverso il Paideia Campus di Pollica, è un incredibile elemento di sviluppo territoriale e locale che deve essere mostrato. Per questo, dal Campus, abbiamo attivato il progetto Agri-Culture Youth Welfare, per rilanciare competenze e imprenditorialità locale, fornendo ai giovani cilentani strumenti come innovative tecniche di coaching e Design Thinking, per ri-scoprire ed esaltare i valori nascosti e la cultura del territorio creando nuove opportunità e ridistribuendo la bellezza per il benessere della comunità. Il successo del corso è stato dettato dalla centralità data ai valori del territorio, ri-scoperti e utilizzati come punto di partenza per garantire un futuro sostenibile.

La cultura deve essere riportata al centro dei dibattiti globali e nazionali, deve ritornare ai giovani, veri protagonisti della transizione. E’ quello che abbiamo fatto con l’Hackathon nella Scuola 2021, in cui ragazzi da tutta Italia hanno immaginato musei in grado di coinvolgere sia a livello emotivo che esperienziale le nuove generazioni e come è stato riproposto nella Design Challenge di Pollica del mese scorso, in cui è stato ripensato il Museo della Dieta mediterranea per renderlo più attraente, vivo e “vivente”.

Questo è il vero potenziale della Dieta Mediterranea per l’Italia: la riprova che modelli di rigenerazione ecologica integrale possano sostenere anche economicamente un intero Paese, le nostre filiere che decidono di investire nella qualità piuttosto che la quantità. Questo è infatti il lavoro che stiamo portando avanti, da Pollica insieme alla delegazione di rappresentanza italiana delle Comunità Emblematiche della Dieta Mediterranea. L’esportazione della cultura mediterranea chiude simbolicamente un cerchio storico, aperto da Ancel Keys che arrivato a Pollica a metà degli anni 90, ha scoperto e reso celebre la Dieta Mediterranea in tutto il mondo. Per questo motivo, la prima spedizione internazionale di Pollica, in qualità di coordinatrice del network delle comunità emblematiche UNESCO, guidata da Sara Roversi, fondatrice del Future Food e Stefano Pisani, sindaco di Pollica, è partita da New York, capitale del mondo e quartiere generale delle Nazioni Unite. Così la culla degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile è stata identificata come la destinazione ideale dove piantare i semi della Dieta Mediterranea: le scuole di New York, per diffondere, partendo dalle nuove generazioni, i valori di uno stile di vita che ha saputo esprimere un incredibile soft power attraverso il quale è possibile “coltivare” comunità sostenibili, inclusive e resilienti.

Il viaggio della settimana europea dell’Agrifood, partirà proprio abbracciando la cultura del territorio, sottolineando il ruolo cruciale che essa assume nel promuovere modelli di sviluppo capaci di valorizzare le filiere produttive, il patrimonio identitario e le economie locali, avendo cura per la tutela delle risorse essenziali, interpretando un vero concetto di “One Health” dove la salute dell’uomo, la salute del pianeta e della comunità, nel convivio “Mediterraneo”, diventano il vero nexus.

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