Rigener-Azione: Quando l’agricoltura rigenera la terra e la communita’

Rigener-Azione: Quando l'agricoltura rigenera la terra e la communita'

Esiste un modo per produrre cibo sano, nutriente, ad un prezzo giusto, capace di adattarsi e addirittura mitigare il cambiamento climatico?

Possono l’agricoltura ed il sistema agroalimentare, ora responsabili del 24% delle emissioni di gas serra, essere in grado di catturare i gas clima alteranti e ripristinare gli stock di carbonio nel suolo?

Due domande cruciali per affrontare e risolvere le sfide di questo secolo e che riportano inesorabilmente all’urgente bisogno di sensibilità, sostenibilità, cura e rigenerazione.

Una rigener-azione che richiede consapevolezza e partecipazione attiva e che non può essere duratura senza essere permeata attraverso i territori locali e le loro comunità.

Per questo motivo, a fine gennaio il Living Lab di Bologna ha riaperto con gli appuntamenti mensili di Food is a Conversation” – special edition RigenerAzione, una tematica che ci accompagnerà per tutto il 2022 per riconnettere la comunità e riflettere insieme sulle sfide dei sistemi alimentari locali e globali.

Nel suo magico primo appuntamento, con noi a Bologna alcuni custodi del Mediterraneo:

Serena Cilento della Cooperativa Agricola Nuovo Cilento – “Al Frantoio” ed Edmondo Soffritti dell’Azienda Agricola La Petrosa, due pionieri dell’agricoltura rigenerativa applicata nel cuore Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e capofila del movimento Rareche Mercato Rurale Naturale, che hanno raccontato, condiviso e diffuso preziosi semi di saggezza insieme a Francesco Mazzi giovane imprenditore della Società Agricola Valbindola, in un piccolo Comune romagnolo (Tredozio) e a Cesare Zanasi, Professore Associato presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università di Bologna che da anni studia le “Eco-Regioni” ed i modelli di sviluppo che si fondano su pratiche agricole rigenerative.

Un incontro meraviglioso moderato dal nostro Alessio Corti, che dirige da Pollica il Paideia Campus, e che ha aperto le porte dell’ispirazione, portando testimonianze concrete di successo, per comprendere le esigenze, l’approccio e le opportunità che il modello di sviluppo rurale rigenerativo ci offre oggi.

RigenerAzione è ripristinare le relazioni interrotte a partire dalla terra

“Oggi siamo abituati a consumare con estrema semplicità piuttosto che produrre, abbiamo perso l’attaccamento alle cose reali e ciò che accade realmente in natura. Esiste una stagionalità, un modo di fare le cose. Dobbiamo ritornare alle cose normali, partendo dalla terra e dal suolo”  – Serena Cilento

Ritornare a forme di agricoltura rigenerativa significa allora ripristinare queste relazioni interrotte con la terra e con il suolo, perchè come ha magistralmente spiegato Edmondo Soffritti, “fare agricoltura rigenerativa significa adottare tutte quelle pratiche volte a conservare la vitalità del suolo o ad aumentarla”.

Perchè un suolo vitale non è solo naturalmente capace di catturare carbonio, ma un suolo che è perfettamente in armonia con l’intero ecosistema naturale, che non è vittima di erosione, che è ricco di sostanza organica.

Chi lavora la terra allora diventa custode di tali processi ecosistemici ed ha il dovere di promuovere lavorazioni minime e superficiali, per ridurre la mineralizzazione della sostanza organica e l’erosione del suolo, di assicurare una corretta gestione delle acque, responsabile per il loro stato di salute, utilizzare composti naturali per assicurare la formazione di humus e sostanza organica.

Si tratta di processi lunghi e complessi, che vanno al di là della semplice sostituzione dei metodi agricoli convenzionali con metodi biologici, bensì ripristinano l’intera complessità ambientale ed ecosistemica, restituendo pertanto un valore unico: il valore della resilienza e della resistenza. Perchè se è indubbio che coltivazioni intensive e monocolturali possano assicurare una maggiore resa e profitto economico, sono anche le principali vittime di invasioni di specie aliene e malattie, che se aggressive ed estese possono anche rischiare di mettere in ginocchio un’intera economia.

Rischi che invece vengono prevenuti a monte da chi, con cura ed attenzione, assicura un costante bilanciamento ecosistemico.

RigenerAzione è creare il suolo adatto per la comunità

Comprendere profondamente che lavorare la terra significa avere un rapporto diretto con la vita che si diffonde e prospera anche laddove nascosta, a partire dal sottosuolo, porta con sè un valore inestimabile: contribuire a ripristinare le relazioni perdute tra esseri umani. Perchè da quando ha preso piede l’agricoltura rigenerativa, gli agricoltori lavorano più motivati, c’è una forte componente valoriale umana che li tiene più uniti e radicati, meno alienati, come ci hanno raccontato i nostri ospiti.

Reti di collaborazioni e cooperazioni che fanno sentire aziende ed individui parte di una missione più grande, come quella realizzata dalla Cooperativa Nuova Cilento ed i suoi 400 soci, o dal più recente Consorzio di Francesco Mazzi, per unire coltivatori e produttori che sono mossi dalla cura dell’ecosistema, per condividere esperienze e competenze, per scambiare consigli e buone pratiche.

Un modo per tenere insieme la comunità ed i paesi da essa abitati, per coltivare il tessuto sociale oltre che la terra e allontanare i pericoli di abbandono e spopolamento, specialmente dei piccoli comuni delle aree interne e montane. Legami che uniscono la comunità, che rafforzano i rapporti tra datori di lavoro e dipendenti, ma anche tra produttori e consumatori.

“Oggi il rapporto con il cliente diventa più vero perchè sei orgoglioso del prodotto, gli puoi raccontare che cosa stai facendo per il suo ecosistema e perchè lo stai facendo” ha condiviso Edmondo Soffritti.

RigenerAzione è creare, scambiare e comunicare il valore dell’intero territorio

I legami e le peculiarità che caratterizzano un territorio possono essere facilmente individuati nelle dinamiche tra uomo e prodotti della terra, nelle connessioni tra la comunità, ma anche nella dimensione storica, sociale, culturale, che identificano in modo unico uno specifico territorio.

I BioDistretti, realtà che stanno gradualmente prendendo piede sia a livello internazionale che europeo e nazionale, rappresentano un esempio perfetto di un’applicazione di rigener-azione allargata e applicata all’intero territorio: partendo dall’agricoltura biologica e rigenerativa, il fulcro è aggregare la volontà degli agricoltori, delle associazioni di categoria, ma anche università, municipalità locali e tutti gli attori che hanno una relazione diretta ed indiretta con sviluppo sostenibile del territorio.

“Perchè l’agricoltura rigenerativa rigenera non solo il suolo ma anche le relazioni nella comunità ed il loro territorio”, come ha stressato il Professore Cesare Zanasi, che studia le dinamiche dei BioDistretti dal 2004, come approcci innovativi allo sviluppo rurale integrato e sostenibile.

Si tratta di processi in cui le ****dimensioni sociali, ambientali, economiche ed etiche sono perfettamente armonizzate tra di loro e che si solidificano solo se comunicate attraverso l’esempio, creando una massa critica che sappia lavorare in rete, che sia in grado di attuare un cambiamento culturale radicale.

Un processo che inesorabilmente richiede tempo, come tutti i processi naturali, che si nutre di quel senso di comunità completo che ci siamo scordati, come ha ribadito Serena Cilento: “lo scambio è nella nostra genetica, dal pane di comunità che si scambiava in strada, ai nostri nonni che avevano l’orto sotto casa e quando avevano troppa insalata bussavano alla porta del vicino per condividerla”.

Un cambio di paradigma che consapevolizzi e comunichi adeguatamente i valori sottesi, proprio partendo dall’emulazione dei piccoli modelli agricoli rigenerativi, dei piccoli sistemi agricoli spesso collocati in aree marginali ma completamente rigenerativi, come quelli che contraddistinguono tanti BioDistretti come quello del Cilento, un’area che copre una superficie di 3.196 kmq, 36 Comuni, 400 aziende agricole biologiche orientate alla multifunzionalità.

Questo è il modello di rigenerazione ecologica integrale che, dal Paideia Campus di Pollica, stiamo cercando di implementare proprio grazie allo sforzo collettivo e multidisciplinare dei vari protagonisti  locali.

Un approccio che proprio questa settimana, in occasione della presentazione del Rapporto Ismea – Qualivita 2021, è stato riconosciuto come cruciale per promuovere la competitività reale della nostra Nazione anche dall’Onorevole Oreste Gerini – Direttore Generale Ministero politiche agricole e dallo stesso Ministro delle politiche agricole Stefano Patuanelli. Quella che parte dalla sostenibilità e dalla qualità delle piccole produzioni, cuore dello sviluppo territoriale locale.

Uno sviluppo che vede, nella diversità, nell’identità e nella rigener-azione, la vera resilienza tipica italiana.

 

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