RegenerAction 2022: One Health: curare e curarsi per non dimenticarci!

La sfida: abbracciare un benessere collettivo

Non importa quale credo abbiamo, quale cultura abbracciamo, o in quale parte del mondo viviamo: tutti condividiamo una vita ed ognuno di noi è mosso da valori e desideri comuni: essere felice, essere in salute, avere accesso a sufficienti risorse naturali di qualità. Eppure, mai come in questo periodo raggiungere il Buen Vivir, come riportato dalle costituzioni di Ecuador e Bolivia, è ricco di ostacoli e sfide. Perseguire benessere collettivo significa in primo luogo assicurare qualità della vita quotidiana: qualità del cibo, dell’aria, della nutrizione, dei servizi assistenziali, della salute psico-fisica – tutti aspetti che si sostanziano nel benessere animale, nella cura dell’ambiente e della valorizzazione dei servizi ecosistemici e che restituiscono alle persone, alle comunità, alle relazioni, ai territori  e all’economia prosperità collettiva. Questa è la vera sfida del nostro tempo.

Perché è importante: aumentare la resilienza favorendo l’equilibrio fisico e mentale

Tra vivere e sopravvivere c’è una differenza enorme. La vita, intesa nella sua reale complessità, abbraccia una pluralità di fattori e dimensioni che denotano il bisogno del nostro tempo di ripristinare una mentalità (e pertanto soluzioni) eco-sistemiche.

L’attuale sistema agro-alimentare ne è una prova lampante.

L’egoismo, la privatizzazione e la commercializzazione hanno arbitrariamente soppiantato il valore del cibo, senza considerare tutto ciò che non può essere immediatamente monetizzato: l’accesso alla terra, i diritti delle persone, l’uguaglianza di genere, la rigenerazione ambientale, la coesione sociale, la conoscenza condivisa, la fiducia. A livello comunitario, gli effetti collaterali dell’industrializzazione hanno diffuso modelli generali malsani, come il consumo massiccio di alimenti ultra-lavorati, livelli nutrizionali minimi, sedentarietà, monocultura e spreco. Standardizziamo i metodi, ma stiamo perdendo il nostro patrimonio culturale e culinario. Con esso, stanno scomparendo tutta la maestosità, le conoscenze tradizionali, le colture locali e le forme endemiche di biodiversità, quelle che garantiscono preziosi servizi ecosistemici e che regolano il benessere collettivo.

Nonostante alcune variazioni tra le regioni, nessuna regione al mondo può dirsi realmente promuovere una dieta sana, rivela il Global Nutrition Report; un prezzo che grava non solo sulla salute umana e ambientale ma anche sulle economie globali, con il costo finanziario globale annuale in aumento (+10,8 miliardi di dollari) per implementare gli obiettivi nutrizionali previsti entro il 2030.

Questo è inevitabilmente uno dei costi dell’agricoltura convenzionale, che si basa su massicci input chimici e che privilegia la quantità rispetto alla qualità e il profitto rispetto al benessere naturale e sociale. Aspetti che non la rendono solo altamente vulnerabile a qualsiasi perturbazione esterna (disfunzioni naturali, prezzi dell’energia, accesso alle risorse, disponibilità di manodopera agricola poco retribuita) ma anche umanamente ed economicamente onerosa. La resistenza agli antibiotici causa circa 33.000 morti all’anno nell’UE, rivela la Commissione europea, e costa al nostro sistema sanitario 1,5 miliardi di euro all’anno. Si tratta degli effetti innescati da un profondo e graduale dissociamento dai ritmi e processi naturali che inevitabilmente pregiudica anche l’attuale stato psico-fisico.

Il nesso tra mente e corpo è qualcosa che è stato teorizzato e riconosciuto da molto tempo: “mens sana in corpore sano” diceva il poeta romano Giovenale nella sua Satira del II secolo d.C. Una consapevolezza che nel tempo abbiamo perso, o dimenticato, nella ricerca della omologazione alla società attuale, la società della performance. Soffriamo ormai, infatti, di una frenesia costante, di una carestia del tempo che ci ha portati a dimenticare la bellezza di assaporare il gusto di ciò che mangiamo, a condividere un pasto in famiglia,  ad erodere la qualità delle relazioni inter-personali, a rinchiuderci dentro gli spazi chiusi e ristretti degli uffici, delle case, delle città, sempre più lontani dalla natura.

Non è un caso allora che il deterioramento dello stato di salute psichico e l’erosione della coesione sociale siano percepite tra le minacce più preoccupanti per il mondo nei prossimi due anni, al pari delle preoccupazioni dei cambiamenti climatici, ora ragione specifica di ansia soprattutto nelle giovani generazioni.

E’ tempo di riportare la salute nella sua dimensione concreta: benessere individuale (fisico e psicologico), benessere collettivo, benessere ambientale, una concezione multidimensionale della salute come “benessere bio-psico-sociale”. Ripristinare un maggiore equilibrio tra vita personale e vita professionale, è infatti tra le motivazioni alla base del fenomeno globale della Great Resignation, che ha colpito il 41% della forza lavoro mondiale e che sta inevitabilmente riportando le persone ai valori umani universali: la cura, l’ascolto reciproco, l’empatia, il supporto vicendevole. Nuove priorità che sono capaci di ricreare sistemi più decentralizzati e volti al miglioramento della salute del pianeta, rinvigorire le comunità ed il senso di comunità, anche con una maggiore attenzione all’economia locale e rimettere il potere nelle mani delle persone, più sensibili e attente alle esigenze del territorio.

La capacità di riprendersi rapidamente dalle difficoltà, di adattarsi alle perturbazioni, di mitigare gli effetti negativi è possibile solo quando la diversità è rispettata e quando tutte le dimensioni della vita sono perfettamente equilibrate.

La strategia dell’UE ed il bisogno di ripristinare un approccio unico alla salute

Promuovere un benessere reale e collettivo rientra senza alcun dubbio tra le linee e strategie europee.

L’Istituto per la Politica Ambientale Europea insieme alla Commissione Europea, già dal 2016, ha esplorato e divulgato gli effetti positivi della natura sulle persone (salute mentale, riduzione dello stress) e sulle società, promuovendo un maggiore contatto  con essa. Secondo tali studi, implementare le infrastrutture verdi, oltre a mitigare considerevolmente inquinamento acustico e dell’aria, favorirebbe altresì una maggiore interconnessione con la natura, incentivando l’attività fisica all’aria aperta. Se a partire dal 2017, la Commissione Europea ha adottato un nuovo piano d’azione One Health specificatamente in tema di resistenza antimicrobica (AMR), con lo scopo di promuovere buone pratiche in termini di ricerca, sviluppo ed innovazione per controllare la diffusione della resistenza antimicrobica e preservare congiuntamente la salute animale e umana, eguale impegno lo si deve riconoscere anche in termini di benessere mentale. Parte della recente Strategia Europea sui Giovani è infatti finalizzata a promuovere forme multidimensionali di benessere, dall’all’attività fisica alla salute mentale (nei luoghi di lavoro e nelle scuole, anche con sviluppo di azioni contro la depressione e il suicidio), dalla cura ai disturbi alimentari alla valorizzazione dello sport come leva per favorire il lavoro di squadra, l’apprendimento interculturale e la responsabilità.

Si tratta di azioni e strategie che, in modi e forme diverse, contribuiscono a creare le basi per un’Unione Europea della Salute, in cui tutti i Paesi dell’UE si preparino e rispondano insieme alle crisi sanitarie, le forniture mediche siano disponibili, accessibili e innovative, e i Paesi collaborino per migliorare la prevenzione, il trattamento e le cure successive a malattie.

RegenerAzione ed il potenziale dello stile di vita mediterraneo

Il benessere, individuale, collettivo ed ambientale, non può che essere il punto di partenza per una transizione ecologica reale.

E’ per questo motivo e considerato l’urgente bisogno di rimettere al centro l’essenziale, che il Future Food Institute sta lavorando attivamente affinchè i nostri stili di vita siano ripensati – ancor prima di essere ripristinati – attraverso approcci olistici ed integrati, che sappiano adeguatamente considerare corpo e mente, spiritualità e natura. Per questo, proprio nel mezzo della pandemia, il Future Food ha deciso di aprire un Living Lab a Pollica. Parte del movimento internazionale Città Slow, le “Città del buon vivere”, Pollica non è solo promotrice della bellezza della lentezza, nuovo umanesimo dell’essere e del vivere i luoghi, ma è anche rappresentante italiana della Dieta Mediterranea, guidando quest’anno la rete UNESCO delle Comunità Emblematiche.  Il Modello Mediterraneo ci insegna, infatti, fin dalle sue antiche origini, che l’unico modo in cui l’umanità può prosperare è attraverso il raggiungimento del benessere collettivo. Perché la Dieta Mediterranea ci insegna proprio l’idea di interconnessione e l’importanza di mantenere tutti gli aspetti della vita in equilibrio, non solo tra i diversi ambiti della nostra quotidianità (alimentarci, muoverci, stare in compagnia, sentirsi in salute sia fisica che mentale), ma anche di ciò che è a noi esterno: le culture, tecniche, storie, lingue, tradizioni, maestrie, saperi. Questo è l’incredibile intreccio che noi oggi chiamiamo Mediterraneo, unica vera ricetta per poter prosperare insieme, attraverso fiducia, generosità, valorizzazione della diversità e cura.

Da quei luoghi di ricchezza naturale e culturale unica, dal Parco Nazionale del Cilento e dal Parco Archeologico di Velia, dalle sue aree marine protette, dal potenziale della comunanza e convivialità ogni anno studenti e professori, stranieri ed innovatori vengono accolti, per vivere e sperimentare la qualità di vita che il resto del mondo ha dimenticato.

Il benessere è un elemento di fondamentale importanza nella progettazione di città sane, inclusive e sostenibili, ma anche una nuova leva per promuovere il territorio con nuove forme di turismo che puntano sulla biofilia e sulla valorizzazione della natura selvaggia. Questo è il Paideia Campus di Pollica, campus a cielo aperto in cui vivere la natura e la bellezza, la lentezza e la condivisione, in cui farsi rigenerare integralmente, nel corpo e nello spirito.

E’ anche per questo che il Mediterranean Mind Lab di Pollica, realizzato da Strobilo in collaborazione con il Future Food Institute, è nato: come attività di ricerca per studiare, attraverso l’uso delle neuroscienze, il nostro legame con la natura a partire dal monitoraggio della salute ambientale e umana. L’ambizione è quella di creare un vero e proprio algoritmo della longevità e del benessere umano, che richiede però di tornare a toccare la natura, avvicinarsi ad essa, viverla, annusarla, respirarla, esplorarla. Perché solo se vissuto, un aspetto può essere veramente compreso, apprezzato e amato. È tempo di riconnettersi con il cibo, la natura e i nostri territori. È tempo di stare davvero bene e diffondere il nostro benessere gli uni con gli altri per creare una serenità collettiva e sempre più ampia.

E’ tempo di ripristinare un reale One Health Approach. Per questo, nell’ambito della Settimana Agroalimentare dell’Unione Europea, il benessere sarà una tematica centrale. In particolare, tra il 26 e 27 maggio gli studenti di Istituti Alberghieri, Turistici, Sportivi e  Agrari si sfideranno in un hackathon, per per tradurre i valori della Dieta Mediterranea e diffonderla tra le nuove generazioni.

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