RegenerAction 2022: Turismo come volano di ripartenza per l’Italia della bellezza e della cura

La sfida: ritornare ad un turismo accessibile, sostenibile e rigenerativo

Capofila mondiale per maggior numero di siti inclusi nella lista dei patrimoni dell’umanità, per l’Italia e la sua ricchezza culturale, storica, paesaggistica e naturale, il turismo rappresenta un perno indiscusso su cui si basa il Sistema Paese. Un valore che contribuisce per quasi il 7%al PIL nazionale e che con i  flussi di clienti pari a circa 437 milioni di presenze genera quasi il 14% del valore aggiunto totale e dell’occupazione se si considerano gli effetti diretti ed indiretti del settore turistico. Almeno questa era la situazione fino al 2019.  Le chiusure forzate e le limitazioni introdotte dalla pandemia hanno rappresentato un grave colpo per un settore che si basa sulla mobilità e sullo scambio culturale. I dati ISTAT stimano un calo dei turisti presenti nelle strutture ricettive del territorio pari al 38,4% rispetto ai livelli del 2019. E’ tempo di rendere nuovamente accessibile il turismo. In tal senso, sicurezza ambientale, politica, sociale ed economica sono elementi fondamentali sia per i turisti che per le comunità locali. A questi si aggiungono la sicurezza alimentare e quella relativa agli alloggi sul territorio e la protezione del patrimonio socio-culturale dalle minacce ambientali e dal turismo eccessivo e di massa. Anche la tecnologia rappresenta una sfida attuale e reale: rendendo il turismo protagonista nella transizione digitale, è possibile scalare nuove opportunità di divulgazione e disseminazione delle iniziative e del patrimonio culturale, naturale e artistico del territorio.

Tra le sfide attuali del turismo, rientra anche quella di renderlo uno strumento di sostenibilità. Sostenibile non significa inaccessibile e di bassa qualità. Rivalorizzare un turismo lento e locale, alla scoperta delle tradizioni, dei sapori e delle bellezze del territorio significa riconoscere che quantità e velocità  non sono sinonimi di qualità. Questo richiede una valorizzazione della competitività economica nazionale. Infine, oggi il turismo urge rigenerazione. La valorizzazione del territorio, la rigenerazione dei borghi e l’incentivo a forme di turismo lento possono e devono diventare i cardini delle nuove politiche nazionali. Queste sono le sfide attuali che il turismo, affinché ritorni accessibile, sostenibile e rigenerativo, dovrà affrontare.

Qualità, innovazione, rigenerazione: il potenziale del turismo lento

Come afferma ha affermato il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, “Il turismo può essere una piattaforma per superare la pandemia. Unendo le persone, il turismo può promuovere la pace, la solidarietà e la fiducia “.

Il periodo di stop forzato del settore turistico innescato dalla pandemia ha messo in evidenza  l’esigenza di cambiare il nostro approccio verso questo settore, adottando forme di turismo più sostenibili e rispettose dell’enorme patrimonio naturale, culturale e artistico di cui disponiamo. Se da un lato la pandemia ha determinato il calo delle visite turistiche – in tutto il mondo ed in modo particolare per Paesi, come il nostro, che si sorreggevano su questo settore – dall’altro lato ha fatto sì che milioni di persone si riavvicinassero a forme di turismo lento e di prossimità. Parliamo di un turismo capace di far riemergere valori umani e universali: la cura, l’ascolto, l’attenzione, il rispetto, la reciprocità. Un turismo che rispetta, non stravolge, il territorio e chi lo abita, un turismo che ci avvicina alla Terra, in tutti i suoi aspetti. Un turismo delle radici, dei territori, che valorizzi e assicuri uno sviluppo economico territoriale, trasformandosi in uno strumento di conoscenza ed esperienza diretta di realtà locali, tradizioni, orgogli enogastronomici, ma che allo stesso tempo “rende accessibile patrimonio artistico e artigianale, permettendo di riscoprire il sapere” come ha sottolineato Stefano Pisani, sindaco di Pollica e coordinatore della rete italiana di città del buon vivere, Città Slow.

Il turismo, con la sua dinamicità e mobilità, può rappresentare un settore capofila per l’innovazione, per le politiche sociali, e la rigenerazione sociale se a prevalere è un approccio attento alla persona, alle relazioni, alla comunità.Favorendo la giustizia sociale tramite l’accoglienza in dei migranti e favorendo una reale integrazione all’interno delle comunità locali – soprattutto quelle più marginali, dimenticate o isolate come quelle  dei piccoli borghi- il turismo assume un ruolo strategico nelle scelte politiche dell’Italia, del Mediterraneo e dell’Europa.

La strategia europea verso un turismo intelligente, sostenibile e responsabile

Poco prima dello scoppio della pandemia di Covid-19, la Commissione Europea aveva pubblicato una  strategia industriale europea,  un vademecum sulle strategie da adottare per il passaggio ad una società sostenibile, in linea con le idee del Green Deal. L’obiettivo era quello di facilitare la transizione verde e digitale dell’Europa e renderla più competitiva e autonoma in 14 aree, tra cui anche quella del turismo.

Tuttavia, la pandemia ha portato ad una completa rivalutazione del sistema industriale europeo e mondiale, con la conseguente rivalutazione della strategia europea sul turismo stessa. Per fronteggiare le perdite del settore, ad Aprile 2022 l’Unione Europea ha aggiornato le direttive sul turismo aprendo ponti di dialogo e collaborazioni con diversi stakeholders coinvolti: un passaggio fondamentale in un settore che abbraccia diversi ambiti come quello del turismo. Il turismo, come settore maggiormente colpito dalla pandemia, è quindi diventato nella strategia aggiornata il settore prioritario da dover riformare. Accelerazione ecologica, digitalizzazione e coinvolgimento degli stakeholders nelle iniziative delle Commissione Europea sono i pilastri su cui l’UE ha scelto di fondare l’agenda europea per il turismo 2030/50, elaborata congiuntamente dalla Commissione degli Stati membri.  L’approccio caldeggiato dalla Commissione pone al centro della transizione digitale ed ecologica del turismo la cooperazione tra l’industria, le autorità pubbliche, gli attori sociali e tutti gli altri protagonisti indiretti del settore per ascoltare esigenze, necessità e richieste, in modo da proporre e implementare politiche che vadano incontro alle esigenze dei lavoratori e delle comunità coinvolte. La condivisione di idee e valori, punto chiave della strategia europea, verrà inoltre facilitata dalla creazione di una piattaforma online che la Commissione si aspetta di lanciare entro la fine del 2022 e che sia capace di mettere in dialogo i diversi protagonisti del settore turismo. Inoltre, per creare un’Europa sostenibile e resiliente, l’UE ha scelto di premiare annualmente le città che si contraddistinguono per un turismo smart tramite il bando European Capital of Smart Tourism, giunto alla sua terza edizione. Si tratta di un’iniziativa che mira a premiare quelle città che rappresentano un modello per il turismo nei campi della digitalizzazione, sostenibilità, accessibilità, creatività e rispetto del patrimonio culturale. Un incentivo sicuramente economico per la ripresa del settore, ma anche una necessaria valorizzazione delle esperienze capaci di coniugare qualità, potenziamento del territorio e delle comunità, preservazione del patrimonio e slow-tourism. Come l’European Capital of Smart Tourism, anche la politica della NextGenerationEU, fornisce un contributo economico per la realizzazione di 11 macro-obiettivi nel settore del turismo, quali lo sviluppo di comunità verdi e la valorizzazione dell’Agricoltura e del paesaggio rurale.

L’approccio dell’Unione è quindi diretto verso un turismo non solo sostenibile e digitale, ma anche responsabile, in grado di comprendere le necessità del territorio e dei cittadini e rispondervi adeguatamente. Questo obiettivo, per la Commissione Europea, è raggiungibile solamente attraverso un efficiente utilizzo delle risorse locali, incluse aziende agricole e produttori locali, ma anche stakeholders, giovani e comunità e policy makers locali e regionali.

Turismo non solo per visitare ma per rigenerare ambiente, comunità ed economia

Perché lo sviluppo sia davvero sostenibile e raggiunga forme di prosperità collettiva, è necessario ricordare che non c’è miglioramento economico in un ambiente degradato; non c’è strategia turistica effettiva in luoghi in cui gli abitanti non sono felici e non c’è più nulla di autentico da raccontare; non c’è investimento capace di funzionare da solo, senza qualcuno sul territorio disposto, capace e competente a farlo fruttare in modo significativo e sentito; non c’è crescita demografica in un luogo dove non ci sono servizi o stimoli culturali. Partendo dalla Dieta Mediterranea, esempio indiscusso di un reale ed integrale bilanciamento di diverse complessità, il Future Food è partito da lì, da Pollica, gioiello culturale e naturale nel cuore del Mediterraneo ma anche luogo vittima di forme progressive di spopolamento e turismo sregolato, per prototipare e co-creare il primo modello di sviluppo integrale ed integrata.

Dal 1961, il Cilento ha perso circa 57.000 abitanti. Il declino demografico innesca il pericoloso schema circolare della marginalità, che a sua volta indebolisce la struttura della popolazione, il potenziale di consumo e di produzione di reddito, il sistema dei servizi locali, le pratiche agricole e produttive a causa della carenza di manodopera, gli elementi culturali, ambientali e sociali alla base dello stile di vita mediterraneo. Ripristinare un fenomeno di “restanza” è sicuramente uno degli obiettivi cardine del Paideia Campus, unitamente al bisogno di promuovere un nuovo modello di turismo: consapevole, attento, lento, responsabile e sostenibile. Infatti, l’invasione estiva da parte dei turisti italiani e stranieri sconvolge completamente i ritmi del borgo e la natura del territorio, mentre l’inverno è caratterizzato da mesi prolungati di quasi totale abbandono. Basti pensare che in Campania l’utilizzo lordo dei posti letto è stato dello 0,9% ad aprile 2020 fino ad un massimo del 43,9% ad agosto 2020 e addirittura del 71,2% ad agosto 2019.

Tenendo in considerazione queste premesse e per promuovere una rigenerazione capillare del territorio mettendo al centro le sue comunità, Pollica 2050 è il progetto mediante il quale, insieme alla comunità locale, il Future Food Institute agisce per ripristinare un modello di sviluppo responsabile e favorendo l’incontro virtuoso tra territorio e persone, cura e bellezza. Come?

  • Promuovendo nuove forme di turismo incentrate sulla biofilia, sul benessere e sulla longevità.
  • Coinvolgendo e stimolando direttamente la comunità locale a prendersi cura delle sue bellezze e beni comuni, raccontandosi in prima persona, rendendosi a tutti gli effetti comunità educante.
  • Promuovendo programmi formativi per la popolazione locale, per affinare competenze, per abilità manageriali e rafforzare il settore dell’ospitalità, ma anche per alimentare un sano “orgoglio patrimoniale”, volano per comunicare e valorizzare al meglio la propria terra d’origine. Questo è stato infatti alla base del progetto “Trame Mediterranee”, che parte dalle scuole con innovativi programmi di stage per formare giovani esploratori, narratori e ambasciatori dell’identità mediterranea. Ugualmente tali obiettivi si sono anche concretizzati nel programma Benessere giovani, un percorso di formazione ideato per i giovani di Pollica, per sviluppare idee imprenditoriali e per sviluppare un sense of agency anche incontrando direttamente i custodi della biodiversità ambientale, alimentare e culturale del territorio. Sono tutti aspetti cruciali per tutelare e allo stesso tempo rendere fruibile il patrimonio italiano, i siti archeologici, gli edifici storici, ma soprattutto per creare consapevolezza.
  • Disseminando informazioni turistiche, e-commerce e tecnologia interattiva per esplorare il territorio e immergersi letteralmente in un’esperienza che profuma di storia, arte, cultura, scienza e gusto.
  • Agevolando forme di turismo enogastronomico ed esperienziale, basato su momenti di convivio e mettendo al centro le filiere e le storie dei produttori

Questo è il tipo di turismo che può diventare per queste comunità una preziosa leva in grado di coniugare rigenerazione del tessuto sociale, sostegno all’economia locale, e migliore conservazione del patrimonio naturale, soprattutto in quanto luoghi di accesso privilegiato alla natura selvaggia e culturale.

Il turismo infatti affonda le proprie radici nella cultura. Questa complementarietà fa parte della vision di Future Food riguardo alla rigenerazione della terra e del territorio, che può essere raggiunta solo attraverso una combinazione di strumenti sociali, politici e istituzionali che colleghino diversi punti. La collaborazione di Future Food con The Fork Organization per ripensare il Museo delle Dieta Mediterranea di Pioppi è un esempio di questa intersezionalità. Tramite un Boot Camp volto a valorizzare il ruolo del Museo, depositario di storie e memorie del territorio legate ai valori e al concetto della Dieta Mediterranea, cultura e turismo entrano in dialogo per un’azione rigenerativa.

Allo stesso tempo, è cruciale assicurare dialogo e coordinamento tra strategie locali e nazionali. Per questo motivo, l’impegno del Future food Institute si è diramato anche all’interno  degli incontri del G20 e degli Stati generali del turismo, facilitando dibattiti e dialoghi sulle nuove strategie e sulla sostenibilità dell’offerta turistica italiana, agevolando la collaborazione su più livelli di attori istituzionali e locali.

Le città, i borghi e le ricchezze naturali e culturali che contengono non dovrebbero essere più concepiti limitatamente come luoghi di accoglienza turistica, “contenitori” di eventi stagionali e di passaggio, ma come luoghi in cui ascoltare direttamente storie, assaporare cibi e tradizioni, imparare saperi e mestieri, vivendo – oltre che visitando – ciò che questi luoghi hanno da offrire, culturalmente, naturalmente, umanamente. Per abbracciare l’ecologia integrale, occorre ripristinare la bellezza e il benessere collettivo. Questo passa inevitabilmente attraverso il turismo responsabile.

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