RegenerAction 2022: l’anno europeo dei giovani

Abbandono scolastico, disoccupazione e stallo: le sfide dei giovani

Abbandono scolastico e disoccupazione sono tra le sfide più grandi che l’Europa, ed in particolare l’Italia, devono fronteggiare quando si parla di nuove generazioni. Nel 2020, in Italia, 543.000 giovani tra i 18 e i 24 anni hanno abbandonato gli studi dopo la licenza media secondo quanto riportato dall’ISTAT. Un numero significativo, se pensiamo al fatto che l’Italia è in coda alla media Europea (che registra una media di abbandono scolastico prematuro del 9,9% rispetto al 13,1% italiano) e al fatto che 25,3% giovani sono disoccupati in Italia.

Alla luce di tali dati, come questi ragazzi saranno in grado di abitare e guidare il mondo del futuro con entusiasmo, coraggio e perseveranza? Un pericolo che rischia di sconfinare nello stallo. Il nostro Paese detiene infatti il triste primato europeo per numero di NEET: ragazzi tra i 15 e i 34 anni che non lavorano, non studiano, e non sono coinvolti in un percorso formativo.

Restituire ai giovani un chiaro ruolo nel mondo, valorizzarne la posizione e offrire loro la possibilità di entrare e rimanere nel mondo del lavoro, comprendere il ventaglio di possibilità pronti ad aspettarli è la sfida dei prossimi anni.

Il potenziale giovanile: valori (più o meno) evidenti

Dopo due anni di pandemia, ripensare il ruolo dei giovani al centro delle politiche europee e nazionali è una priorità. Giovani studenti e lavoratori più di tutti oggi sentono il bisogno di ripartire. Un desiderio che non giova esclusivamente al benessere dell’individuo, ma anche alla rigenerazione del territorio e delle comunità di cui questi giovani fanno parte.

I dati che dimostrano che le nuove generazioni sono più sensibili e attente alle tematiche ambientali sono oramai assodati. Secondo il 69% della Generazione Z la sostenibilità è un obiettivo importante, per il 71% dei Millennials è fondamentale ridurre la propria impronta ecologica, fino al punto che secondo una ricerca condotta dal Credit Suisse Research Institute tra il 65-90% di loro si definisce infatti “preoccupato” o “molto preoccupato” per l’ambiente.

Sempre di più negli ultimi anni i giovani sono stati protagonisti del cambiamento. Da Malala Yousafzai, la più giovane vincitrice del Premio Nobel per la pace per il suo impegno per l’affermazione dei diritti civili e per il diritto all’istruzione delle donne a Greta Thunberg, attivista svedese per lo sviluppo sostenibile e contro il cambiamento climatico; dai Fridays for the Future che hanno occupato le piazze italiane per far sentire la loro voce fino alle rappresentanze giovanili all’interno dei principali appuntamenti internazionali, come la COP sul clima. Il raggiungimento di una nuova consapevolezza da parte dei giovani deve però essere accompagnato anche da nuovi strumenti.

Abbiamo un valore tra le mani inestimabile. E’ il valore dell’apertura, della fantasia e della freschezza delle giovani menti che, naturalmente inclini al concetto dell’impermanenza, sono l’emblema della flessibilità e adattamento: due requisiti cruciali per superare le sfide attuali. Eppure, l’attuale sistema educativo è ancora troppo spesso imbrigliato in forme e metodi esageratamente rigidi, verticali, teorici, settoriali ed ipercompetititvi. Anche in termini di competenze, molte università faticano ancora a formare adeguatamente i propri studenti con reali competenze richieste dal mondo del lavoro. Gli agghiaccianti dati relativi alla “fuga di cervelli” di migliaia di studenti italiani al termine dei loro studi rivela la nostra attuale incapacità di offrire ai giovani opportunità lavorative dignitosamente retribuite, di supportare la loro crescita umana e professionale, di garantire loro un futuro libero dal precariato.

La scuola dovrebbe essere il primo luogo per formare cittadini consapevoli e responsabili, preparati ad affrontare le sfide e le complessità che caratterizzano questa nostra epoca,  abilitandoli al pensiero critico, al dialogo, alla collaborazione e al potere che possiamo esercitare quotidianamente attraverso le nostre scelte e decisioni. La scuola dovrebbe essere il primo, ma non l’unico, approdo per diffondere la cultura della sostenibilità a 360 gradi, nella sua complessità ed interezza, così come strutturata dall’Agenda 2030.

I giovani sono incredibili leve di cambiamenti sociali. Attivare in loro i semi di socialità e solidarietà è un aspetto centrale per assicurare l’attivazione di intere comunità.

Un’Europa per i giovani, con i giovani

Uno dei principali obiettivi dell’Unione Europea, in linea con gli obiettivi delle Nazioni Unite, è quello di lavorare con i giovani per rafforzare il loro ruolo nel mondo, rendendoli consapevoli delle loro possibilità, non solo nell’ottica di un cambiamento verso una società sostenibile e verde, ma soprattutto per farli comprendere il loro potenziale nel garantire pace e sicurezza nel mondo di domani.

Negli ultimi anni l’UE si è dimostrata sempre più attenta alla visione, alle idee e alla partecipazione delle nuove generazioni per costruire un futuro più inclusivo, verde e digitale. La Strategia dell’UE per la gioventù rappresenta il quadro normativo all’interno del quale massimizzare le potenzialità delle politiche giovanili nel periodo 2019-2027. Mobilitare, collegare e responsabilizzare: queste sono le tre parole cardine che riassumono la strategia, che si compone di 11 target, riferiti alle sfide trasversali che i giovani europei affrontano quotidianamente. Tra queste, la parità di genere, un’Europa verde e sostenibile, lo sviluppo della gioventù nelle aree rurali e una maggiore connessione tra UE e giovani.

Nel quadro della strategia, l’Unione ha dichiarato il 2022 l’Anno europeo della gioventù, con l’obiettivo di onorare e incoraggiare le nuove generazioni a diventare cittadini attivi e protagonisti di un cambiamento positivo. Si tratta di un’opportunità di costruire un ponte di dialogo con i suoi cittadini più giovani, attraverso la condivisione di idee e proposte incoraggianti rivolte alle nuove generazioni ma anche fornire ai giovani l’ispirazione per il cambiamento.

Si tratta di una strategia che inizia a trovare sostegno in attività e azioni. Nel corso di quest’anno, l’Unione ha avviato l’organizzazione di molteplici tavoli di discussione con i giovani per disseminare nuove soluzioni pensate dai giovani, per i giovani. Un modo diverso e innovativo di raggiungere gli obiettivi delle politiche europee facendo dei target i protagonisti stessi della loro ideazione.  Un esempio di tale atteggiamento è il webinar organizzato dall’UE lo scorso aprile dal titolo “Energia per il Green Deal Europeo”, in cui giovani europei tra i 18 e i 34 anni si sono confrontati sulle tematiche della transizione ecologica e sostenibile e del coinvolgimento giovanile.

Anche il NextGenerationEU, pensato dalla Commissione come un piano di ripresa europeo focalizzato soprattutto sui bisogni delle nuove generazioni, non rappresenta solo un fondo economico dal quale attingere. L’obiettivo è invece quello di offrire ai giovani gli strumenti necessari (809,6 miliardi di euro complessivi investiti e un piano di ripresa sul lungo termine) per rendere l’Europa più verde, digitale, inclusiva, salutare e forte attraverso una partecipazione attiva giovanile. Obiettivi come l’abbassamento del tasso di abbandono scolastico al 9% entro il 2030 o la ripresa della filiera agroalimentare europea, a partire da un rilancio dell’agritech e una maggiore appetibilità del settore per il comparto giovanile, sono quindi entrati a far parte dei piani dell’Unione per i prossimi decenni. Basti pensare che nel 2016 solamente l’11% degli agricoltori dell’EU erano giovani al di sotto dei 40 anni.

Semi di futuro: quando i giovani sono protagonisti e co-autori prosperità

Le nuove generazioni sono il cuore pulsante di uno sviluppo che coinvolga Persone e Pianeta verso la rigenerazione del territorio e delle sue comunità. Per questo hanno bisogno di cura, attenzione, competenze e motivazione.

Per il Future Food, il cambiamento parte dall’educazione: coltivare il sapere e la curiosità delle generazioni future è l’unico mezzo che permetta loro di conoscere, comprendere e rivalorizzare le bellezze e le complessità del mondo di oggi. Tramite l’educazione è possibile ri-diffondere valori chiave per l’umanità quali la cooperazione, la fiducia, la reciprocità e il rispetto. Senza questi valori, sarebbe impensabile perseguire un processo di co-progettazione – necessario per risolvere sfide attuali – e creare le basi per forme di leadership consapevoli e sostenibili.

Fin dai suoi primissimi anni, il Future Food Institute ha formato centinaia di Climate Shapers (giovani principalmente) nei vari Boot Camp co-organizzati insieme alla FAO. Un nuovo modo di concepire l’educazione, partendo dal valore del cibo, dalle sfide dell’intera filiera alimentare e dalla fitta rete di conseguenze trasversali che permette di implementare un approccio educativo-comportamentale integrato che coinvolge educati ed educanti, doers e thinkers, e che è stato recentemente premiato a livello internazionale per innovazione, originalità e creatività applicata al campo dell’istruzione internazionale.

Un impegno che prosegue nella voglia di creare nuove basi per la scuola, per renderla capace di saper fornire ai cittadini di domani gli strumenti giusti per saper vivere nella complessità attuale. L’introduzione nelle scuole italiane di nuove metodologie di apprendimento, fattive ed interattive  come quella dell’hackathon, persegue proprio questo scopo: dare voce e potere ai ragazzi, rendendoli consapevoli, sensibili, audaci e reali protagonisti del cambiamento. L’Hackathon nelle scuole, organizzato in cooperazione con Cosmopolites, è solo l’ultimo in ordine cronologico.

Transitare verso un reale empowerment giovanile è una missione che il Future Food Institute persegue quotidianamente e direttamente anche all’interno del suo Living Lab a Pollica, un piccolo borgo in Campania: una regione tra le più colpite in Italia dagli elevati tassi di abbandono scolastico (17,3% nel solo 2020). Prevenire l’abbandono dei borghi – che in Italia significa contare 5.383 piccoli centri a rischio, di cui 2.381 comuni in avanzato stato di abbandono e i rimanenti già completamente spopolati –  è ancora possibile e per farlo, abbiamo scelto di ripartire dalle loro radici: dalla terra, dal cibo e dai giovani.

“Agri-culture Benessere giovani”, la scuola di imprenditoria per rilanciare le competenze imprenditoriali giovanili a Pollica, e la Rareche Academy, un programma formativo per avvicinare per la prima volta al mondo dell’agricoltura rigenerativa giovani NEET per fornire competenze, e creare modelli di business rigenerativi per ripopolare e rigenerare aree e comunità rurali sono solo due esempi per rilanciare il potenziale giovanile a Pollica. Ma i giovani hanno anche bisogno di nuovi spazi di aggregazione e di cultura: coinvolgere le generazioni future nell’ideazione, progettazione e costruzione stessa del territorio è un modo efficace per far sì che essi decidano di rimanere e sviluppare le loro potenzialità in un luogo familiare. La challenge organizzata lo scorso Aprile da Future Food per la costruzione della nuova ludoteca di Pollica è un esempio di come giovani e giovanissimi si sono immedesimati nel ruolo di designers per la rivalorizzazione del territorio. A partire da un luogo semplice come la ludoteca, la design challenge è stata per questi bambini e ragazzi il seme di un cambiamento capace di far fiorire non solo i singoli individui che hanno partecipato all’evento, ma l’intera comunità.

Questi sono i semi di futuro che dovrebbero essere seminati più spesso, capaci di generare prosperità collettiva e condivisa. Nel corso della settimana dell’Agrifood, i giovani saranno nuovamente protagonisti di una design challenge nell’hackathon “The One Health Hack – Agriculture, Food, Sport, And Tourism In The Mediterranean Diet Framework”.

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